AULA-GOTICAWebBassaL’Aula Gotica

Il salone gotico si trova al primo piano della Torre Maggiore ed era l’ambiente più prestigioso del palazzo cardinalizio di Stefano Conti (nipote di Innocenzo III, cardinale di S. Maria in Trastevere, nominato Vicarius Urbis nel 1245), dove vi si svolgevano ricevimenti e si gestiva la giustizia. L’importanza del monumento dipende sia dalle forme architettoniche squisitamente gotiche sia soprattutto da un importantissimo ciclo pittorico, scoperto nel 1996 e sottoposto a un lungo restauro, che ha rivoluzionato la storia della pittura medievale della Roma del XIII secolo. Il salone misura 9 x 17,50 m ed è alto 11,50 m; è diviso, tramite un arco in conci di peperino, in due campate coperte da volte a crociera su peducci di pietra bianca. Sulle pareti si aprono porte e finestre, alcune posteriori alla costruzione del palazzo che hanno purtroppo mutilato gli affreschi. Sempre nel XIII secolo il salone fu messo in collegamento con gli ambienti a sud tramite un lungo corridoio illuminato da una serie di finestre ad archi gotici intreccianti (Sale delle Pentafore). Gli affreschi rivestivano originariamente tutte le pareti dell’ambiente, in basso dovevano esserci finte tarsie marmoree o drappi, mentre le lunette e le volte avevano dipinte delle raffigurazioni. Le lunette erano divise in due campi da una cornice a mensole tempestate da pietre preziose, su cui stanno degli uccelli; invece all’imposta delle volte, sopra dei capitelli, sono raffigurati dei telamoni nell’atto di sorreggere la struttura. La lettura delle rappresentazioni segue un preciso ordine che va dalla campata sud a quella nord; poi dal campo inferiore a quelli superiori fino al culmine della volta; inoltre all’interno di ogni registro nella campata sud si procede in senso antiorario e in quella nord in senso orario: una lettura complessa e simbolica, ma ben leggibile da parte di un pubblico colto e istruito come quello della curia romana del tempo.

Nel primo registro della campata sud sono rappresentati i Mesi dell’anno, ognuno con la sua personificazione, e l’illustrazione delle attività specifiche del mese. Nelle fasce decorative sono dipinti dei fanciulli che indossano solo un mantello. Nella fascia superiore si trovano le personificazioni delle arti liberali: Grammatica, Geometria, Musica, Matematica e Astronomia, raffigurate come delle fanciulle che danzano intorno a figure sedute su un trono che rappresentano gli uomini famosi che le hanno esercitate (i nomi di questi personaggi purtroppo sono scomparsi). Sopra i telamoni si sviluppano le Stagioni, raffigurate come uomini di diverse età affiancati dai Venti. Purtroppo la decorazione della volta di questa campata è quasi del tutto scomparsa, ma si notano un Paesaggio marino, alcuni Segni zodiacali e la costellazione di Andromeda.

Nel registro inferiore della campata nord sono le personificazioni delle Virtù e delle Beatitudini, rappresentate da donne in abiti militari poiché forti contro il male. Ognuna ha sulla spalla un personaggio del Vecchio o del Nuovo Testamento o un santo che si è distinto per fermezza in una delle virtù; ogni donna calpesta due figurine che simboleggiano il vizio opposto e un personaggio noto per quel vizio. Al centro delle raffigurazioni è Salomone, il Giudice per eccellenza. Nel registro superiore dovevano essere altre figure tra le quali restano Mitra che uccide il toro, la personificazione del Sole (Cristo) e della Luna (Chiesa).

Gli affreschi fanno parte di un unico ciclo pittorico eseguito fra il 1235 e il 1247, opera di diversi artisti, alcuni dei quali rintracciabili in altri cicli pittorici coevi del Lazio, quali quello del Sacro Speco di Subiaco (1228) o della cripta del Duomo di Anagni (1227-1231 o 1250). Nei dipinti dell’Aula Gotica si individuano più mani tra le quali quella del Maestro Ornatista e quella del Terzo Maestro, ma forse anche Giunta Pisano, attivo a Roma sicuramente nel 1239, collaborò alla realizzazione.

Gli affreschi del salone, insieme a quelli della Cappella di S. Silvestro, testimoniano un momento fecondo della pittura romana dove la riscoperta della classicità antica e la tradizione pittorica bizantina e romana si fondono con la nuova cultura artistica testimoniata dall’arte gotica.